La mostra "Alphabet", dedicata a Edward Barber e Jay Osgerby, offre un'opportunità unica per immergersi nella loro trentennale carriera. L'esposizione esplora il loro metodo progettuale attraverso un percorso cronologico, evidenziando il ruolo del disegno, della sperimentazione e della costante interazione con il settore industriale. Questo approfondimento permette di comprendere come il duo abbia sviluppato una grammatica progettuale distintiva, capace di generare nuove combinazioni e mantenere la riconoscibilità del loro lavoro in diversi contesti.
L'Arte del Design Svelata: Un Viaggio Attraverso le Creazioni di Barber Osgerby
Dal 18 aprile al 6 settembre 2026, la prestigiosa Triennale di Milano, nel suggestivo Palazzo dell'Arte, accoglie la mostra "Edward Barber | Jay Osgerby. Alphabet". Questa esposizione, sapientemente curata da Marco Sammicheli e allestita dallo studiomille, rappresenta la prima personale retrospettiva in Italia dedicata al celebre duo di designer londinesi, Edward Barber e Jay Osgerby.
Il titolo "Alphabet" incarna perfettamente l'essenza dell'iniziativa: una lettura approfondita del loro corpus di opere come un sistema progettuale coerente, caratterizzato da segni e regole ben definite. Gli stessi designer affermano che "Alphabet è il nome ideale per narrare i nostri trent'anni di impegno creativo". Marco Sammicheli sottolinea che l'obiettivo è "leggere la trentennale carriera di Edward Barber e Jay Osgerby individuando i codici ricorrenti della loro produzione per definirne un agire progettuale maturo". L'evento si configura come un'occasione preziosa per osservare da vicino la genesi e l'evoluzione di una "grammatica del progetto" unica nel suo genere.
Il percorso espositivo si snoda cronologicamente, dagli albori degli anni '90 fino al 2022, abbracciando una vasta gamma di ambiti: dall'arredamento al prodotto, dall'illuminazione alle commissioni pubbliche. Tra le opere esposte spiccano icone come la torcia olimpica per i Giochi di Londra 2012 e diverse installazioni per istituzioni museali di fama internazionale. Più che una semplice successione di oggetti, la mostra mette in luce il loro approccio metodologico: il disegno come fonte primaria di ogni progetto, l'importanza della sperimentazione continua e il dialogo incessante con l'industria e i processi produttivi.
L'allestimento, concepito dallo studiomille, trasforma lo spazio in un autentico teatro di studio e osservazione. Gradinate, piedistalli e drappeggi scandiscono le quattro fasi distintive del lavoro del duo, mentre un'ampia scaffalatura espone prototipi, modelli e materiali di processo. Questa sezione rivela uno degli aspetti più affascinanti del loro lavoro: lo studio come archivio dinamico, un luogo fertile di tentativi, verifiche e passaggi intermedi.
Tra le creazioni più significative in mostra figurano i tavoli Iris per Established & Sons, la lampada Tab per Flos e gli arredi per Vitra. Vengono inoltre presentati tre importanti episodi espositivi che hanno segnato la loro ricerca: "Ascent" (2011) presso la Gallery Haunch of Venison di Salisbury, "Signals" (2022) alla Galerie Kreo di Parigi, e l'esposizione dedicata alla collezione Rivington per Mutina (2023).
Il profondo legame con l'industria, in particolare quella italiana, è un filo conduttore che attraversa l'intera esposizione. Giulio Cappellini, fondatore e direttore artistico di Cappellini, che ha avuto modo di conoscere Barber e Osgerby alla fine degli anni '90, ne ricorda la "perfetta grazia delle proporzioni e la misura dell'uso del materiale". Già nei loro primi lavori, osserva Cappellini, si percepiva "una classica eleganza, fatta di oggetti semplici e puri, mai banali". Questa qualità, nel corso del tempo, è rimasta una costante: "anche quando il loro linguaggio è sommesso, i progetti di Barber Osgerby restano riconoscibili: non cercano l'effetto, cercano la qualità".
Nel catalogo, edito da Electa, Cappellini evidenzia anche l'equilibrio dello studio, basato su una "disciplina e leggerezza" e un "dialogo continuo" che permette di raggiungere una "precisione 'semplice' che è la cosa più difficile da ottenere".
In definitiva, "Alphabet" si presenta come una lettura rigorosa e illuminante di un processo creativo. Oggetti, prototipi e disegni si intrecciano per costruire un sistema di relazioni, passaggi e verifiche. Questo insieme di regole flessibili, costantemente ridefinite, spiega la straordinaria capacità del lavoro di Barber Osgerby di rimanere riconoscibile pur spaziando tra contesti, scale e settori industriali diversi. È proprio qui che il titolo acquista il suo pieno significato, come un alfabeto capace di generare, nel corso del tempo, infinite e innovative combinazioni.
Questa esposizione ci offre una preziosa lezione sulla complessità e sulla bellezza del processo creativo nel design. Ci invita a guardare oltre l'oggetto finito, a comprendere le radici concettuali, la sperimentazione incessante e il dialogo costante con la produzione che stanno alla base di ogni innovazione. Il lavoro di Barber Osgerby ci ricorda che il vero design è un linguaggio universale, capace di comunicare eleganza, funzionalità e un'innata comprensione del mondo che ci circonda, arricchendo la nostra quotidianità con forme e idee che resistono al tempo.